07 Agosto 2026

Triticum vulgare: quali sono i benefici di questa pianta straordinaria

Il frumento accompagna la storia dell’uomo da oltre diecimila anni. Lo conosciamo come alimento, come simbolo, come base della nostra cultura mediterranea. Molto meno noto è il suo secondo mestiere: quello di materia prima farmaceutica, studiata nei laboratori italiani da quasi ottant’anni per la capacità di sostenere i processi di riparazione dei tessuti.

Dietro il nome scientifico Triticum vulgare si nasconde infatti una storia di ricerca che parte da un’intuizione degli anni Quaranta del Novecento e arriva a un estratto acquoso brevettato, oggi impiegato in dermatologia e in tanti altri ambiti della medicina. Vediamo cos’è, come si ottiene e quali benefici gli riconosce la letteratura scientifica.

Cos’è il Triticum Vulgare

Triticum vulgare è il nome binomiale del frumento tenero, pianta erbacea della famiglia delle Graminacee (o Poacee). È la specie da cui deriva la farina che usiamo ogni giorno, coltivata in tutte le aree temperate del pianeta.

La medicina tradizionale ne ha intuito il potenziale ben prima della farmacologia moderna. L’olio di germe di grano, per esempio, è documentato nella medicina tradizionale iraniana per finalità dermotoniche e cosmetiche: idratazione della pelle, affinamento dei pori, attenuazione delle discromie del viso.

Il salto di qualità avviene quando la ricerca smette di guardare alla pianta intera e comincia a isolare ciò che la rende attiva. Nasce così l’Estratto Acquoso di Triticum vulgare (in letteratura internazionale Triticum Vulgare Extract, TVE): un derivato ottenuto dalla pianta germinata attraverso una serie di processi di ultrafiltrazione, che concentrano una frazione dotata di attività biologica specifica.

Una distinzione utile da tenere a mente:

  • il frumento è l’alimento e la pianta di partenza;
  • il germe di grano è la porzione del seme ricca di lipidi e vitamine, usata soprattutto in cosmesi e nutrizione;
  • l’Estratto Acquoso di Triticum vulgare è un principio attivo di derivazione farmaceutica, ottenuto con un processo standardizzato e brevettato.

Dalle “stimoline” di Filatov all’estratto brevettato

La storia di questo estratto inizia in un laboratorio ucraino. L’oftalmologo Vladimir Filatov (1875–1956) formula una teoria destinata a lasciare il segno: un tessuto vivo, separato dal proprio supporto e mantenuto in condizioni di difficile sopravvivenza, produce sostanze che gli permettono di resistere. Filatov le chiama stimoline, o stimolatori biogeni.

Da lì parte un percorso di ricerca lungo decenni, culminato nel 2017 con la messa a punto e la brevettazione di un processo innovativo e proprietario di estrazione dal seme.

Oggi la pianta viene coltivata in condizioni controllate e il campione di riferimento è depositato nell’erbario della cattedra di Botanica Medica dell’Università di Salerno. L’intera filiera, dal principio attivo al prodotto finito, resta sotto il controllo dello stesso stabilimento produttivo. Un dettaglio che spiega perché, in letteratura, si parli sempre di quel particolare estratto: il metodo di estrazione determina il profilo di attività.

Cosa contiene l’Estratto Acquoso di Triticum Vulgare

L’estratto si presenta come una soluzione acquosa, quindi idrofila: una caratteristica che ne facilita l’applicazione su superfici umide come il letto di una ferita o una mucosa, dove le formulazioni oleose faticano ad aderire.

Le ricerche condotte per isolarne i componenti hanno portato all’identificazione di frazioni oligosaccaridiche in grado di mantenere l’attività riparativa dell’estratto completo. Due di queste, denominate in letteratura ST-98 e K>1000, hanno mostrato in vitro un effetto pro-proliferativo sui fibroblasti sovrapponibile a quello dell’estratto integrale, con conferma in modelli sperimentali di lesione cutanea.

Accanto agli oligosaccaridi, l’analisi ha rilevato la presenza di composti di tipo fenolico, responsabili dell’attività redox misurata con i test di riferimento. La quantificazione con metodo Folin-Ciocalteu ha restituito un contenuto di circa 61 mg GAE/L, in linea con quello di altre matrici naturali comunemente studiate per le proprietà antiossidanti.

Isolato in cromatografia, il componente farmacologicamente attivo genera un picco caratteristico: è questa frazione a spiegare il profilo di attività dell’estratto.

Perché il processo di estrazione fa la differenza

Parlare genericamente di “estratto di grano” dice poco. Il risultato dipende da tre variabili che la ricerca farmaceutica controlla una per una:

  • la materia prima, coltivata in condizioni controllate e riferita a un campione depositato in erbario;
  • il metodo di estrazione, basato su una sequenza di ultrafiltrazioni che seleziona la frazione attiva e la separa dal resto;
  • la standardizzazione, che garantisce a ogni lotto lo stesso profilo di attività.

A questo si aggiunge il controllo dell’intera filiera, dal principio attivo al prodotto finito. La fabbricazione di principi attivi e medicinali segue infatti gli standard GMP (Good Manufacturing Practices) ed è soggetta alle verifiche periodiche previste dal Sistema Sanitario italiano: un livello di sorveglianza che i derivati vegetali generici non prevedono.

È la ragione per cui la letteratura scientifica, quando descrive queste attività, si riferisce sempre a un estratto specifico e a un processo brevettato: cambiando il metodo, cambia la molecola che si ottiene.

I benefici del Triticum Vulgare

Le pubblicazioni scientifiche degli ultimi trent’anni convergono su tre attività principali, alle quali si aggiunge un effetto di sostegno alla barriera cutanea. Le vediamo una per una.

Attività rigenerante

È l’attività storicamente più studiata. In vitro, l’estratto stimola la proliferazione di fibroblasti e cheratinociti, le due popolazioni cellulari protagoniste della riparazione della pelle.

Gli studi su fibroblasti dermici umani hanno documentato effetti misurabili su più fronti:

l’induzione dell’espressione genica e proteica della fibronectina, con effetto paragonabile a quello del TGF-β;

un aumento di circa il 70% dell’espressione del gene HAS2, indice di una maggiore sintesi di acido ialuronico endogeno;

un incremento del 250% dell’actina polimerizzata, segnale di un forte stimolo alla migrazione cellulare;

l’aumento dell’espressione di collagene I, elastina e integrine, componenti chiave del rimodellamento della matrice extracellulare;

Sui cheratinociti epidermici, l’estratto favorisce inoltre l’accumulo di lipidi neutri e la modulazione dell’acquaporina 3, la proteina che regola il trasporto dell’acqua nella pelle: due meccanismi che si traducono in una barriera cutanea più integra e idratata.

Attività antinfiammatoria

L’infiammazione prolungata è uno dei principali ostacoli alla guarigione di una ferita. Su questo fronte l’Estratto Acquoso di Triticum Vulgare ha mostrato una capacità di intervento su più mediatori contemporaneamente.

In modelli sperimentali di infiammazione, il trattamento con l’estratto ha ridotto in modo significativo il rilascio di ossido nitrico, interleuchina-6, TNF-α e prostaglandina E2. A livello di meccanismo, l’estratto inibisce la traslocazione nucleare di NF-kB p65, uno degli interruttori centrali della cascata infiammatoria, e modula la fosforilazione di AKT insieme all’espressione della metalloproteinasi MMP-9.

Attività antiossidante

Lo stress ossidativo danneggia proteine, lipidi e DNA, rallentando la riparazione dei tessuti. La capacità antiossidante dell’estratto è stata valutata con i metodi di riferimento (Folin-Ciocalteu, ORAC, DPPH), che ne hanno attribuito l’attività redox a composti di tipo fenolico.

Particolarmente eloquente il test di inibizione dell’emolisi ossidativa: in assenza dell’estratto gli eritrociti raggiungono il 100% di emolisi dopo circa 100 minuti, mentre in presenza dell’estratto il danno di membrana resta stabile intorno al 6% fino a 140 minuti. Una performance che, in quel modello, è risultata superiore a quella dell’acido ascorbico.

Perché l’estratto si associa al poliesanide

Su una lesione cronica la rigenerazione procede solo quando la carica batterica resta sotto controllo. Un letto di ferita colonizzato mantiene l’infiammazione in fase acuta, consuma le risorse dedicate alla riparazione e rallenta la riepitelizzazione. Per questo diverse medicazioni affiancano all’estratto un antisettico.

Il poliesanide (polyhexamethylene biguanide, PHMB) agisce sui fosfolipidi della membrana batterica: ne aumenta la permeabilità fino alla rottura e, a livello citoplasmatico, inibisce il metabolismo del microrganismo. Il suo spettro d’azione copre:

  • batteri Gram positivi e Gram negativi;
  • batteri produttori di biofilm, la forma più difficile da eradicare in una lesione cronica;
  • batteri intracellulari, come Chlamydia e Mycoplasma;
  • funghi, tra cui Candida spp. e Aspergillus spp.;

FAQ – Triticum Vulgare

Triticum Vulgare e germe di grano sono la stessa cosa?

No. Il germe di grano è la porzione oleosa del seme, usata in cosmesi e in alimentazione. L’Estratto Acquoso di Triticum Vulgare è un principio attivo ottenuto per ultrafiltrazione dalla pianta germinata, con un processo standardizzato e brevettato.

In quali forme si trova?

Le formulazioni più diffuse sono crema, garze impregnate, idrogel, gel e ovuli vaginali, pensate per adattarsi al tipo di lesione e alla sede da trattare.

L’estratto usato in ambito farmaceutico è lo stesso che si trova nei cosmetici?

No. In cosmetica compaiono in INCI diverse derivazioni del frumento, tra cui l’olio di germe di grano. L’estratto acquoso impiegato in ambito farmaceutico deriva da un processo di ultrafiltrazione brevettato e da una standardizzazione di lotto che i derivati cosmetici non prevedono.

Perché si usa in forma di garza impregnata?

La garza mantiene l’estratto a contatto con il letto della lesione e conserva l’ambiente umido, condizione che favorisce la migrazione dei cheratinociti e la riepitelizzazione. Crema, idrogel e ovuli rispondono alla stessa logica applicata a sedi e profondità diverse.

Chi soffre di celiachia o allergia al frumento può utilizzarlo? 

Sì, il processo di ottenimento della frazione attiva elimina tutti gli allergeni.

È adatto anche alla pelle sensibile?

Gli studi clinici disponibili riportano un profilo di tollerabilità favorevole, anche in trattamenti prolungati e su cute fragile. Resta valido il consiglio di rivolgersi a un professionista sanitario per la scelta della formulazione più adatta.